Mario Famularo

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osserva la bellezza della contaminazione
lo sguardo ha consistenza
rimodula gli oggetti
per quanto questa terra sopravviva senza
l’uomo
si lascia modellare da quest’indole
infestante
dovremmo ricalcare la pazienza
delle cose
la calma remissiva del pianeta
che si arrende
le arterie quasi occluse da
metastasi d’acciaio
il derma soffocato
il cuore, le risorse
devastate dalla fame
di cosa poi
agiatezza, benessere, piacere
istinto o forse
noia
quest’uomo senza pace
è il cancro della terra

*

un tempo era l’infanzia
profumi senza nome
confusa intonazione
di un addio
quell’espressione tenera
dal volto di bambina
la mente che ripara in una
sciocca fantasia
ma l’isola era verde
la brezza al tempo
amabile
perviene nel presente
col sapore di
tossine
fragore penetrante
che in un primo istante
soffoca
il dono del silenzio
chiamerai
dimenticanza

*

quante chiacchiere e alla fine
il vuoto è sempre lì
disteso spazio bianco circoscritto
a ogni dettaglio
un volo di libellula lo graffia
e poi svanisce
il rosa fior di loto brilla un attimo
e dirada
tutto si compone nel tessuto e
incenerisce
gli occhi chiusi e sono
nel frusciare dei canneti
quasi infastidito dal mio
stesso respirare

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