Cancrismo e pandemia

L’argomento Coronavirus ha ormai monopolizzato ogni discussione sul web e pertanto mi adeguo anch’io a questa “epidemia parolaia” tentando di dare un giudizio su quanto sta avvenendo alla luce della teoria cancrista, ovvero di quella visione del mondo secondo cui l’essere umano sta alla biosfera come le cellule tumorali stanno al corpo dell’ammalato di cancro.

Qualcuno potrebbe pensare che i sostenitori di una teoria così estrema vedano di buon occhio ogni azione atta a contrastare l’aggressività del genere umano nei confronti dell’ambiente.

Mi spiace deludere ogni catastrofista (“muoia Sansone con tutti i filistei”!), ma il Cancrismo non è una teoria “pratica”, non intende tradurre le sue idee in comportamenti concreti volti a contrastare l’azione del male.

I suoi sostenitori non sono una sorta di anticorpi votati al contrasto delle cellule maligne.

Perché tutto ciò? Per un semplice motivo: perché anch’essi sono esseri umani, e quindi, volenti o nolenti, pure loro sono cellule tumorali della biosfera.

Pensare che cambiare paradigmi mentali possa essere sufficiente a trasformare l’”uomo – agente distruttivo” in un essere in sintonia con l’ambiente significa non aver minimamente approfondito la teoria cancrista.

E allora cerchiamo di fare un po’ di luce su tutta la questione.

Il Cancrismo osserva in modo asettico, con gli occhi alieni di un ipotetico buon dottore planetario, ciò che accade sulla Terra da quando l’accidentale alterazione del patrimonio genetico di un primate ha determinato la crescita abnorme del di lui cervello e lo ha trasformato in Homo sapiens.

Riprendendo a guardare la realtà con i nostri occhi, gli unici che concretamente possediamo, non possiamo che ritrovarci coinvolti in questo processo di annientamento della biodiversità del pianeta.

Non è possibile nel breve spazio di un articolo riassumere ogni dettaglio di questo processo, il perché e il per come. Chi volesse approfondire la questione può consultare il sito https://ilcancrodelpianeta.wordpress.com/ o leggere i testi base della teoria.

In due parole si può dire che il Cancrismo tende a ribaltare di 180 gradi l’opinione che l’umanità ha di se stessa, della sua storia, del suo tanto decantato progresso.

Tutto ciò premesso, alla luce di questa teoria, che giudizio dare della pandemia nella quale siamo immersi?

Innanzitutto non fornirò valutazioni escatologiche o complottiste: ho una sincera idiosincrasia per le spiegazioni dietrologiche, che non sono quasi mai in grado di fornire le prove di ciò che affermano. Preferisco usare il buon senso, corroborato da una solida dose di realismo e di verifica sperimentale dei fatti.

Dirò pertanto che non ci troviamo dinanzi alla fine del mondo. La pandemia passerà, così come ne sono passate tante, anche ben più gravi, nei secoli passati. E poi, purtroppo, l’uomo rimetterà in moto la sua macchina sociale, quella che in questi giorni sta funzionando a scartamento ridotto.

Il collasso del nostro sistema di dominio della biosfera non avverrà a causa di questo virus, che presto o tardi sarà debellato. Lui è un incidente sulla via che l’umanità sta percorrendo verso il baratro. Il vero black-out si avrà quando le cause del disastro saranno strutturali, non accidentali, ovvero quando non vi sarà più sufficiente energia per alimentare l’intera macchina sociale, né cibo per sfamare miliardi e miliardi di cellule tumorali, quando l’atmosfera sarà tanto calda da sciogliere i ghiacciai e da soffocare la terra.

Non siamo ancora a questo punto, né faccio previsioni su quando ciò accadrà.

Qualche indicazione dalla situazione che stiamo vivendo può però essere ricavata.

I provvedimenti messi in atto per contrastare la diffusione della malattia stanno fornendo le prove che tutti gli atti di accusa nei confronti della società industriale erano più che fondati.

Poche settimane di riduzione della produzione e del traffico sono state sufficienti per far calare di molto lo smog e di un poco il global warming, ben più dei provvedimenti che gli stati nazionali stavano cercando di adottare per allinearsi alle previsioni del Trattato di Parigi.

Qualcuno si augura che questo sia di lezione per il futuro.

Ma a fronte di questi “vantaggi” vi è una enorme quantità di sacrifici richiesti alla popolazione, dal confinamento forzato entro le mura di casa alle separazioni familiari, dalla sospensione di ogni attività sociale al fermo delle attività sportive ecc.

Vi è soprattutto l’aspetto inquietante delle lunghe file con i carrelli fuori dai supermercati. Credevamo che tali scene si potessero vedere solo nei film di fantascienza, e invece oggi sono sotto le nostre finestre di casa.

Per tutti questi motivi, pur riconoscendo la positività dello stop alla produzione e al traffico ai fini del benessere ambientale, una volta terminata l’emergenza, tutto tornerà come prima.

L’uomo è troppo immerso nella sua sfera di benessere individuale per volersene disfare. Di più. Se anche volesse tornare a stili di vita pre-industrializzazione, non sarebbe in grado di farlo, né individualmente, né, soprattutto, collettivamente.

La pandemia non sarà dunque servita a nulla?

Vediamo di non essere troppo pessimisti. Auguriamoci che il periodo di inattività forzata sia utile per far riflettere ognuno di noi sul senso della vita.

In fondo la teoria cancrista ha anch’essa il medesimo scopo.

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https://ugobardi.blogspot.com/2020/03/cancrismo-e-pandemia-lannientamento-del.html

Un pensiero riguardo “Cancrismo e pandemia

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